Lasciatevi trasformare

Il ritorno dal periodo estivo diventa il momento per i buoni propositi. Le nostre vite possono cambiare se ci lasciamo trasformare dallo Spirito e dalla Parola di Dio

Helene Fontana

Ormai più del Capodanno, il ritorno dalle vacanze e la ripresa del lavoro e generalmente della quotidianità segna per molti un nuovo inizio. O almeno molti vorrebbero che segnasse un nuovo inizio. Settembre, più del 1° gennaio, diventa il momento dei buoni propositi: «nuova stagione, nuova vita» – e via con diete, sport, cultura ecc., fin quando dura… Sono propositi che rivelano un desiderio di rinnovare la propria vita, di darle nuovi contenuti e di formarla secondo i propri sogni e ideali. Ma non sono certamente solo i corsi di nuoto o le lezioni di spagnolo a formare la nostra vita. Molti altri fattori, alcuni ovvi, altri più nascosti, vi partecipano, e in modo molto più significativo. Dal giorno in cui si nasce sono moltissime le esperienze, le persone e gli incontri che giocano un ruolo nella nostra «formazione», cioè nel far sì che la nostra vita oggi abbia la sua forma e il suo contenuto attuali. Ogni cosa che ci capita, insieme alla nostra reazione a essa, contribuisce a «scolpire» la nostra esistenza. Forse il 1° settembre, il «Capodanno» della nuova stagione, oltre a essere un momento di buoni propositi, potrebbe anche essere un momento per riflettere più in generale sulla forma che diamo alla nostra vita, e su quali sono i fattori a cui permettiamo di influenzarci, di «darci forma». Perché se certamente è vero che siamo più argilla che vasai, cioè che non siamo solo noi a «scolpire» la nostra vita secondo la nostra volontà, è pur vero che non siamo ai livelli dell’acqua che è costretta a prendere semplicemente la forma del contenitore in cui viene versata. Alla forma della nostra persona e della nostra vita possiamo contribuire anche noi. Questa possibilità di scegliere la nostra «forma» viene confermata da un noto versetto dell’apostolo Paolo: «Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà» (Romani 12, 2). Paolo presenta due possibilità tra cui scegliere quando c’è da dare forma alla propria vita: quella di conformarsi e quella di trasformarsi. Chiaramente le due possibilità rappresentano due opposti: il conformarsi viene presentato con connotati negativi, mentre il trasformarsi rappresenta ciò a cui si dovrebbe aspirare. Il «mondo» di cui scrive l’apostolo è il tempo presente, caratterizzato da una parte dall’attesa del Regno di Dio che si avvicina, dall’altra dall’opposizione e dall’ostilità a Dio e al suo Figlio Gesù Cristo. È a quest’ultime che Paolo invita i suoi lettori a non conformarsi. Nel nostro oggi, cosa potrebbe voler dire non conformarsi a questo mondo, a ciò che è ostile a Dio e al suo progetto di salvezza? Potrebbero essere tanti gli esempi; potrebbe voler dire non accettare atteggiamenti ed azioni di violenza, di razzismo, di indifferenza verso i più deboli… Però leggendo il versetto della Lettera ai Romani, e leggendo allo stesso tempo quotidianamente le notizie dei giornali, a me è venuto in mente un ambito in particolare in cui mi sembra che siamo a rischio di conformazione, ed è quello della disperazione, del vivere senza speranza. Un sentimento purtroppo diffuso oggi, soprattutto a causa dell’attuale situazione economica e lavorativa. E rischiamo che a dare forma alla nostra vita sia proprio questo sentimento, la disperazione, una visione che non lascia spazio alla speranza e al cambiamento. Ma lo stesso invito di Paolo nella Lettera ai Romani apre alla speranza: «lasciatevi trasformare». Siamo argilla da formare e scolpire, lo afferma la stessa Bibbia (Isaia 29, 16), siamo malleabili, sempre in divenire, ma possiamo decidere in quali mani vogliamo metterci, per ricevere la nostra forma. E le mani che ci propone Paolo sono quelle di un Dio di misericordia e di bontà, un Dio di speranza e di vita. Grazie al suo Spirito si può cambiare, la mente può essere rinnovata, lasciando indietro la disperazione, l’egoismo, la rabbia o quant’altro l’ha condizionata fino a quel momento, per aprirsi alla «buona, gradita e perfetta volontà» di Dio, e per cercare di vivere coerentemente con essa, per poterla conoscere «per esperienza». È possibile, allora, cambiare la forma della propria vita, se ci si lascia trasformare dallo Spirito e dalla Parola di Dio. Ed è possibile ritrovare la speranza, lasciare che sia la speranza a formare la nostra vita, e non una visione negativa e chiusa del mondo e della nostra esistenza. È possibile, non perché speriamo nelle nostre forze o nelle capacità umane, né nella bontà del mondo, ma perché sappiamo di essere nelle mani esperte di un Dio buono e misericordioso che è capace di operare trasformazioni meravigliose e inaspettate.

(tratto da Riforma del 5 ottobre 2012)

ottobre 8, 2012