Il quadro della nostra vita

Helene Fontana

Mi è capitato di recente di parlare con una persona anziana che, considerando il passato, si interrogava sulla bontà o meno di ciò che aveva fatto nella vita. E abbiamo parlato del fatto che noi ovviamente vediamo i nostri trascorsi dalla nostra prospettiva, con la quale essi si presentano in modo parziale, ma che non siamo in grado di vedere “il quadro” intero nel quale si inserisce la nostra vita.

Se riuscissimo a vedere l’intero quadro, il contesto, la grande storia, in cui si inserisce la nostra piccola storia personale, è probabile che essa si presenterebbe in modo molto diverso da come la vediamo di solito. Forse le cose che riteniamo molto importanti lo sarebbero un po’ meno, o forse scopriremmo che quelli che sembrano sconfitte e fallimenti inutili hanno un senso ed un loro perché. Ma per adesso è come se stessimo davanti ad un grande quadro, però siamo troppo vicini ad esso, per cui riusciamo a vedere solo un dettaglio, magari bellissimo, interessante, importante, ma sempre un dettaglio, che riceve il suo vero senso solo quando viene visto a distanza, come parte di un quadro più grande. Per ora non ci è dato di vedere il quadro intero. Ma come credenti siamo convinti che ci sia, e che sia Dio a crearlo, a dipingerlo.

Che la nostra situazione sia questa lo testimoniano anche molti racconti dei Vangeli. Anzi, i vangeli stessi assomigliano un po’ ad un quadro o, se vogliamo, alla nostra vita. Nel senso che sono fatti di molti piccoli racconti, o “dettagli”, dove ciascuno dei quali ha una sua importanza ed una sua bellezza, ma dove allo stesso tempo ciascuno rivela il suo senso più profondo solo quando viene letto sullo sfondo dell’intero vangelo, della storia di Gesù Cristo. Si potrebbero fare molti esempi e uno di questi si trova nel Vangelo di Marco (7:31-37): il racconto della guarigione operata da Gesù per un sordomuto.

Il miracolo che racconta il Vangelo cambia la vita di un uomo, lo riporta alla salute e lo reinserisce nella società dalla quale la sua malattia lo aveva escluso. La gente presente al momento della guarigione vede la bontà e la meraviglia di ciò che è successo, e racconta l’accaduto con stupore.

Ecco, questo è il “dettaglio”, che però dettaglio non sarà sembrato – e non lo è stato – per l’uomo guarito che si è visto cambiare la vita. Eppure di dettaglio si tratta, ma in senso buono: un dettaglio che contribuisce a creare un quadro più grande, di una bellezza che nessuna delle persone coinvolte nel racconto riesce ancora a vedere, ma che un po’ alla volta si rivela ai lettori del Vangelo. Il quadro della storia di Gesù e della salvezza che Dio ci offre in lui.

I racconti della stessa parte di Vangelo da cui è tratto la storia del sordomuto (guarigioni, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la confessione di Pietro) contribuiscono a creare un po’ alla volta la consapevolezza, nei suoi discepoli e nei lettori, che in Gesù è presente una rivelazione che supera quella della legge, che porta l’amore di Dio vicino alla gente e lo fa entrare nelle loro vite, cambiandole, con la sua abbondanza e la sua misericordia.

Di questa nascente, ancorché incompleta, consapevolezza, testimoniano le parole che la gente usa per descrivere l’azione di Gesù, parole che conoscevano dal profeta Isaia: “Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare”. Parole che in origine facevano parte della visione di Isaia a proposito del Regno di Dio, in cui ogni infermità sarebbe scomparsa, e l’indigenza e la morte sarebbero state sconfitte da una nuova vita data dal Signore. E ora ecco che Gesù è venuto ad inaugurare quel Regno, a portare un primo assaggio di quella vita, di quella salvezza, che Dio desiderava donare.

Forse il sordomuto guarito e le persone che hanno assistito al miracolo non hanno compreso tutto, cosa che d’altronde non era possibile per loro. Loro hanno vissuto tutto dal loro punto di vista. Presi dal loro dettaglio. Ma anche il dettaglio fa intuire qualcosa sul quadro intero, in questo caso sul progetto di salvezza di Dio. Anche il dettaglio ha la sua importanza e contribuisce a creare il quadro in tutta la sua bellezza.

Come ho ricordato insieme alla persona anziana che si interrogava sulla propria vita, anche noi siamo come il sordomuto e le altre persone del racconto di Marco 7. Viviamo il nostro dettaglio e vediamo la nostra vita dalla nostra prospettiva. Non riusciamo a vedere il quadro intero. Ma la storia di quest’uomo, inserito nel Vangelo e in quella storia più grande che è la storia di salvezza, ci ricorda che anche nel nostro dettaglio personale possiamo cercare e trovare indizi, segni, che ci fanno intuire come facciamo parte di una storia più grande, la storia di Dio con il mondo. Ciascuno e ciascuna di noi può pensare a come Dio ha operato nella sua vita. Possiamo pensare ai cambiamenti che vi ha portato. All’assaggio di una nuova vita che ci ha offerto. Piccoli segni, per noi e per gli altri, che la storia della salvezza va avanti verso la sua meta, il Regno di Dio.

Per ora non ci è dato vedere più di questo. Ma possiamo apprezzare l’importanza e la bellezza del nostro dettaglio, sapendo che si inserisce, insieme a molti altri, in un quadro più grande, il cui autore (pittore) è Dio, e ricordando che esso contribuisce, pur nella sua piccolezza, a formarlo, dipingerlo.

Articolo per Riforma pagina Fede e spiritualità, ottobre 2016
febbraio 22, 2017