Sermone Giovanni 18:1-11:

Helene Fontana

Vi ricordate i racconti degli altri tre Vangeli – Matteo, Marco e Luca – a proposito di quella drammatica sera? Sono racconti abbastanza diversi rispetto a quello di Giovanni. Non nei punti fondamentali, tutti gli evangelisti raccontano gli stessi fatti: Gesù che mangia insieme ai discepoli; il gruppo che si sposta fuori città, in un giardino; Giuda che tradisce e che arriva con le guardie che arrestano Gesù e lo portano davanti al tribunale. Ma sono diversi in ciò che raccontano sui sentimenti e nel portamento di Gesù. Diciamo che in Giovanni manca quell’aspetto umano e tragico della storia di Gesù che invece è così presenti negli altri tre Vangeli. In Giovanni non troviamo il Gesù pieno di tristezza, il Gesù angosciato che prega Dio affinché possa evitare la croce; il Gesù che si rende conto che la sua morte si avvicina e che prova una paura molto umana e riconoscibile davanti a questa prospettiva; insomma, quel Gesù che conosciamo dai racconti della Passione degli altri Vangeli.

Il Gesù che ci presenta Giovanni assomiglia invece più che altro a un re che si prepara a prendere il suo posto d’onore, ad essere innalzato. E’ autorevole, sereno e perfettamente padrone della situazione. Coloro che vengono ad arrestarlo credono di averlo nel proprio potere e di essere loro a controllare gli eventi; chi legge il Vangelo intuisce che non è così, che è invece Gesù a guidare gli eventi per arrivare alla conclusione che ha deciso lui.

E’ un’immagine di Gesù che corrisponde a ciò che di lui leggiamo nel resto del Vangelo: un Gesù consapevole della propria identità come Figlio di Dio; forte del suo rapporto di vicinanza con il Padre; incrollabile nella sua obbedienza alla volontà di Dio; e sicuro della strada da prendere, quella strada che lo avrebbe portato all’innalzamento e alla glorificazione sulla croce dove sarebbe stato rivelato in modo definitivo come il Cristo, il Salvatore.

Come mai Giovanni dipinge Gesù in questo modo? Come mai ci sono queste differenze tra i racconti dei Vangeli? Io ho l’impressione che mentre gli altri tre evangelisti ci racconta una storia che rispecchia ciò che della realtà della Passione si era potuto udire e vedere, ciò che la gente poteva percepire direttamente (la paura, la tristezza, l’angoscia), Giovanni tenti un’operazione più difficile: vuole far emergere ciò che non era immediatamente percepibile per tutti nella Passione di Gesù, ma che non per questo era meno reale e presente. Vuole raccontarci che in mezza alle avversità e in mezzo alla sofferenza di Gesù, Dio non ha mai perso il controllo della situazione, non si è mai dovuto piegare alla violenza o ai piani degli esseri umani, ma ha portato avanti il suo piano di salvezza esattamente nei termini che aveva deciso. Dio ha voluto rivelarsi, rivelare il suo Figlio, attraverso la croce, che non è stato il frutto casuale della malvagità della gente, ma che è stata il mezzo scelto da Dio per la sua rivelazione. E’ di questo che testimonia Gesù nel Vangelo di Giovanni, e in particolar modo nel suo racconto della Passione.

Di questo piano, di questa determinazione di Dio, Giovanni lascia tanti segni, tante tracce, nel suo racconto. Segni non immediatamente comprensibili, se non per quelli che guardano e che leggono con gli occhi della fede. Cerchiamone alcuni.

Primo segno: nella sera del suo arresto Gesù sceglie dove andare con i discepoli. Va nel giardino dove spesso si fermava con i suoi discepoli; un luogo dove Giuda poteva essere ragionevolmente sicuro di trovarlo. Gesù non si è nascosto, allora, anzi, si riceve l’impressione che vuole essere trovato. Infatti quando arrivano i soldati è Gesù ad andar loro incontro per farsi riconoscere.

Secondo segno: Giovanni dice chiaramente che Gesù sapeva cosa stava per accadergli. E non se ne sottrae, ma dimostra con il suo atteggiamento e con le sue parole di essere pronto e deciso a fare ciò che Dio chiede da lui. “Non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?”, chiede, e nei Vangeli l’immagine del calice indica la sofferenza, il sacrificio.

Terzo segno: Giovanni scrive che a prendere Gesù erano venute le guardie dei capi sacerdote, insieme a una coorte romano. Una coorte consiste in diverse centinaia di soldati, e qui rappresenta quelle grandi forze avversarie con cui Gesù si è scontrato. Eppure, con una parola, Gesù soprafa tutta questa folla nemica, che cade a terra. La parola è: “sono io”/”io sono”. Una parola che poteva sembrare una semplice risposta alla ricerca dei soldati, ma che per chi ascolta con fede è una potente rivelazione divina, perché rappresenta il nome stesso di Dio, che nel libro dell’Esodo si presenta come “io sono colui che sono”.

Quarto e ultimo segno che qui vogliamo notare: Gesù è talmente in controllo della situazione che agisce anche da protettore dei suoi discepoli. Si avrebbe pensato che fosse lui ad avere bisogno della loro protezione, e invece succede l’opposto. Gesù ottiene per loro la possibilità di andarsene, e così, con questo segno, anticipa quella salvezza che avrebbe poi ottenuto per loro grazia alla croce: di quelli che il Padre gli aveva dati, non ne ha perso nessuno.

Con questi segni, queste tracce, Giovanni rivela a noi lettori/trici ciò che la fede scopre nella storia della Passione di Gesù, rivela il coinvolgimento di Dio, il suo piano di salvezza che non si lascia fermare, il suo guidare gli eventi verso la meta che ha preparato. Come un cammino nascosto sotto la superficie, che qui e là si rivela all’occhio e all’orecchio attenti, e che porta lì dove Dio lo vuole.

E’ un’operazione, questa della narrazione di Giovanni, che possiamo tentare anche noi: cioè quella di individuare nella nostra vita, nelle vicende che ci riguardano, nel nostro mondo, questo cammino, questa storia di Dio che continua, e che lascia tracce, che a tratti si fa riconoscibile. Quella di far emergere ciò che forse non è immediatamente percepibile, ma che non per questo è meno reale, ciò che percepisce la fede: il piano di salvezza di Dio che lui porta avanti anche nelle avversità, un piano che ha come scopo quello di non perdere nessuno di noi ma di offrire in Gesù la salvezza a tutti. Amen.

aprile 10, 2017