Sermone Giovanni 19:12-16

E’ una storia triste, questa che oggi abbiamo ascoltato dal Vangelo di Giovanni. Come gran parte della storia della Passione di Gesù, racconta di tradimenti. Di persone che tradiscono altre persone, che tradiscono i propri valori, che tradiscono la fede.

Siamo anche noi spesso testimoni di tradimenti, che ci lasciano un senso di rabbia, o almeno di amaro in bocca. Vediamo politici che tradiscono i valori professati e le promesse fatte. Vediamo persone in ruoli di autorità che tradiscono chi ha affidato a loro i propri soldi o la propria salute o i propri figli … Forse abbiamo anche fatto l’esperienza di persone vicine a noi che hanno tradito la nostra fiducia, che a un certo punto hanno agito in contrasto con i valori o le convinzioni che avevano sempre sostenuto.

Ma se dobbiamo essere onesti, siamo anche noi stessi da annoverare nel numero dei traditori. Chi può dire di essere stati sempre coerenti con le proprie convinzioni o con la propria fede; chi può dire di aver sempre mantenuto le promesse fatte; di non aver mai agito contro la propria coscienza?

Il tradimento nei confronti di altre persone o anche verso i nostri ideali, la nostra coscienza, la nostra fede, avviene quando in un dato momento cambiamo le nostre priorità in vista di uno scopo che riteniamo superiore a quello che avevamo perseguito fino a quel momento. Cioè, per esempio, magari è la nostra convinzione che è giusto essere onesti. Ma questo valore entra in conflitto con l’interesse di risparmiare, quando ci viene data la possibilità di pagare un lavoro in nero. E’ magari la preoccupazione per le finanze, il desiderio di risparmio, diventa in quel momento la nostra priorità superiore, che sconfigge – temporaneamente – il valore dell’onestà. Situazioni del genere possono nascere nel campo dell’economia, del lavoro, del famiglia, delle amicizie …

Il racconto della Passione di Gesù è pieno di tradimenti. Il primo è quello di Giuda, che tradisce Gesù, e con lui l’amicizia e la missione comune. Un tradimento nato probabilmente perché Giuda si è lasciato guidare da una priorità alternativa: quella di una lotta attiva, forse armata, contro l’occupazione romana, una lotta per la quale Gesù non gli sembrava più utile o adatto. Giuda si è lasciato guidare da un senso di risentimento, e ha messo come priorità le sue ambizioni politiche.

Poi c’è stato il tradimento di Pietro, che ha negato di conoscere Gesù. Per lui la priorità superiore che gli ha fatto voltare le spalle a Gesù era il desiderio di rimanere libero e rimanere in vita; non voleva rischiare il carcere e la condanna a morte. Pietro si è lasciato guidare dalla paura, e si è posto come priorità la propria sopravvivenza.

A questo punto del racconto di Giovanni, dopo l’episodio che coinvolgeva Pietro, arriviamo al testo di cui oggi abbiamo letto una parte, quello che racconto Gesù davanti a Pilato. Anche in questo episodio del Vangelo è presente il tradimento, anche se prende una forma diversa ed è un po’ meno ovvio.

Prima c’è Pilato. Pilato non trovava nessuna colpa presso Gesù che avrebbe potuto giustificare una sua condanna a morte. Era perciò pronto a rilasciarlo, ed aveva l’autorità per farlo. Perché allora Gesù è finito sulla croce? Perché i suoi avversari hanno saputo manipolare Pilato, facendo leva sulle sue paure e sui punti deboli della sua posizione. Hanno accusato Gesù di istigazione alla ribellione contro Cesare, contro le forze di occupazione romane. E Pilato ha capito che se non condannava Gesù, rischiava di essere accusato lui stesso di agire contro gli interessi e la sicurezza dei suoi superiori.

E così, alla fine, Pilato ha tradito l’autorità che era della sua posizione, ha tradito il suo ruolo di garante della giustizia, e ha tradito anche la propria coscienza. Sì è lasciato guidare dalla paura, e dalle sue ambizioni e dal desiderio di non avere problemi, né con i suoi superiori, né con la gente di Gerusalemme. Ha messo come priorità quella di mantenere la propria posizione ed il proprio potere, e di evitare conflitti pericolosi.

Infine, anche gli ebrei hanno tradito. Quando Pilato conduce Gesù davanti a loro, proclama ironicamente: “Ecco il vostro re!” E di risposta i presenti gridano: “Noi non abbiamo altro re che Cesare”. In questo modo hanno tradito le proprie speranze e la propria fede, hanno tradito Dio stesso, perché da sempre Dio era l’unico re del popolo d’Israele, che aspettava il suo “rappresentante” nella figura del Messia che avrebbe regnato con giustizia e pace su Israele.

Ma in quel momento, davanti a Gesù e a Pilato, si sono lasciati guidare dal rancore, da una profonda irritazione, e dalla convinzione di essere nel giusto in questioni di fede. Hanno posto come priorità il desiderio di far fuori un “concorrente” religioso, qualcuno che minava l’autorità e la posizione dei capi del popolo e che – secondo loro – si ergeva ad un ruolo, quello di Messia, che non gli spettava.

E così, tutte queste persone, che avevano davanti il vero re (le parole ironiche di Pilato nascondevano una verità che nessuno, sul momento, ha riconosciuto), colui che avrebbe dovuto essere la guida per le loro vita e le loro coscienze e le loro scelte, tutte hanno messo al suo posto altre priorità, scopi personali che ritenevano più importanti.

Ma se tutti hanno tradito, se tutti tradiamo, allora chi si salva? Il Vangelo ci indica una risposta, se continuiamo la nostra lettura. Dopo la risurrezione si conferma ciò che già sapevamo dal racconto della Passione, e cioè che Gesù non tradisce. Non ha tradito Dio ma ha portato avanti il suo piano di salvezza, anche quando si trattava di dare la propria vita. La sua priorità è rimasta il suo rapporto con Dio, l’amore per lui e l’obbedienza alla sua volontà. Ma Gesù non tradisce neanche i suoi amici (traditori). Giuda aveva chiuso la porta al loro rapporto con il suo suicidio. Ma Gesù torna a Pietro e lo chiama, gli dà di nuovo fiducia. Una fiducia che in seguito estende a tutti coloro che lo vogliono seguire.

Da Gesù impariamo la fedeltà. Dobbiamo confessarci traditori come tutti i personaggi biblici di cui oggi abbiamo parlato, ma Gesù continua a chiamarci, e a invitarci a fare di lui l’unico re della nostra vita, cioè di fare di lui la nostra priorità, quel valore assoluto che guida le nostre scelte e le nostre coscienze. E’ una fedeltà che viene messa alla prova ogni giorno, che a volte viene meno, ma che ogni volta che la confermiamo cresce in forza e consistenza. Amen.

aprile 10, 2017