Sermone: Domenica di Pentecoste

GIOVANNI 3:1-15

Helene Fontana

Dal giorno in cui veniamo alla luce, in cui nasciamo, non smettiamo mai di imparare. Acquisiamo continuamente nuove conoscenze, sviluppiamo nuove capacità. Per il bambino piccolo si tratta del primo passo, della prima parola … A scuola impariamo a leggere e scrivere e fare i calcoli, ci viene insegnato la storia e la scienza, le lingue straniere, le formule matematiche e la letteratura … Ma anche più tardi nella vita continuiamo ad imparare: un mestiere, ma anche a guidare la macchina, a cucinare, a risolvere le molte piccole e grandi incombenze di ogni giorno, impariamo ad essere indipendenti e responsabili di noi stessi e delle persone vicine a noi. E’ un processo di apprendimento lungo e a volte faticoso, ma anche appagante. Ci aiuta ad orientarci nel mondo e a affrontare la vita in tutti i suoi vari aspetti.

Perciò credo che rimarremmo abbastanza sorpresi e forse anche male se qualcuno ci dicesse di mettere da parte tutte queste conoscenze e capacità che abbiamo acquisito col tempo e con la fatica, per ricominciare da capo. Ci parrebbe anche impossibile, perché ormai tutte queste cose fanno parte di noi, del nostro modo di vivere e di comprendere il mondo. Come potremmo ricominciare da capo? E perché mai dovremmo farlo?

Nicodemo, di cui leggiamo nel Vangelo di Giovanni, si è trovato nella situazione che abbiamo appena descritto: qualcuno gli ha detto di ricominciare da capo. E lui ha espresso tutte le sue perplessità.

Nicodemo era un uomo che nella vita aveva imparato molto. Era un ebreo che apparteneva al gruppo dei farisei, Gesù lo chiama un “maestro d’Israele”. Come ogni bambino ebreo era cresciuto imparando la storia e le tradizioni del suo popolo, e da grande aveva continuato i suoi studi della Torah, della Legge, aveva approfondito le sue conoscenze. Come tutti i farisei seguiva scrupolosamente i comandamenti di questa Legge che era espressione della volontà di Dio per il suo popolo. Rimaneva comunque desideroso di imparare sempre di più in materia di fede, ecco perché nel brano del Vangelo leggiamo che va da Gesù, per ascoltare questo nuovo maestro che faceva molti miracoli ed il cui insegnamento riscuoteva tanto successo tra la gente. Chissà cosa avrebbe potuto imparare da lui per comprendere meglio la Legge di Dio ed avvicinarsi sempre di più al suo Regno?

Le prime parole di Gesù, però, hanno completamente spiazzato Nicodemo: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”. Nicodemo avrà pensato di aver capito male. O Gesù aveva davvero suggerito che bisognava cominciare da capo? Come sarebbe stato possibile? E perché mai sarebbe stato necessario? Allora ha cercato di indagare: “Come è possibile che un uomo vecchio nasca di nuovo?”

A Nicodemo sembrava impossibile: come si può nascere una seconda volta? La natura non prevede questa possibilità. Ma la parola ebraica che noi traduciamo “di nuovo” ha anche il senso “dall’alto”. E Gesù si è spiegato meglio: non si tratta di nascere una seconda volta, ma di nascere spiritualmente, “di acqua (riferimento al battesimo) e di Spirito”.

Nonostante questi chiarimenti, però, il discorso di Gesù è stato abbastanza sconcertante per Nicodemo, e difficile da capire. Ha sfidato la concezione che lui aveva di se stesso e del suo rapporto con Dio. Perché Gesù dice che è possibile “vedere il regno di Dio” solo dopo essere nati di nuovo spiritualmente parlando. Cioè, per conoscere Dio, per riconoscerlo in Gesù, e per vedere la sua presenza ed i segni del suo regno intorno a noi, non potranno mai bastare le nostre conoscenze o capacità o studi o tradizioni o sforzi, anche e soprattutto in ambito religioso. Ad aprire i nostri occhi per questa realtà può essere solo lo Spirito, che agisce in modo libero e spesso imprevedibile nella vita delle persone.

Nicodemo stesso è un esempio di questo; le sue conoscenze non sono bastate per riconoscere in Gesù il Cristo. I suoi studi delle Scritture e le tradizioni che gli erano stati tramandati non sono bastati per aprire i suoi occhi per la rivelazione di Dio nella persona che gli stava davanti. Chissà se in seguito lo Spirito lo ha condotto ad una nuova visione, la visione del regno di Dio?

Non bisogna fraintendere quanto detto fino ad adesso. Certamente Gesù non era contrario all’apprendimento o agli studi o all’acquisizione di nuove conoscenze e capacità, né in ambito religioso, né in qualsiasi altro ambito. Anzi, lui ha sfidato e sfida sempre le persone a continuare ad imparare nuove cose sul mondo e su se stessi e sugli altri e su Dio. Ma con le parole rivolte a Nicodemo dice che abbiamo bisogno di una nuova partenza, se vogliamo scoprire la realtà di Dio.

Noi tutti abbiamo imparato molte cose nella vita. Cose utili, che ci aiutano e ci servono in vari modi. Siamo cresciuti, non siamo più bambini, sappiamo gestire la nostra vita (almeno nella maggior parte delle situazioni). Ma quando si tratta della fede, del nostro rapporto con Dio, dice Gesù, tutto ciò che abbiamo imparato e che abbiamo vissuto non basta. Davanti a Dio dobbiamo nascere di nuovo, riconoscerci piccoli, bisognosi, come bambini, che qualcuno ci aiuti, ci prenda per mano per scoprire insieme il mondo e la vita. Ma anche essere, come bambini, curiosi di imparare, curiosi di vivere e di scoprire la realtà in cui viviamo. E solo Dio, con il suo Spirito ci può portare a vivere questa condizione, a “nascere di nuovo”, cioè solo lui può fare in modo che ci vediamo intorno e dentro con occhi nuovi, per scoprire una nuova realtà, la realtà del Regno di Dio che si è rivelato in Gesù e che continua a rivelarsi con tanti grandi e piccoli segni intorno a noi. Quando parlo di una visione nuova parlo della valutazione di eventi, incontri, esperienze, che viste dalla prospettiva delle nostre conoscenze umane sono poco più che coincidenze o questione di fortuna o sfortuna, o che sono semplicemente senza senso, ma che con la visione che dona lo Spirito rivelano invece un senso più profondo, un insegnamento, una benedizione, un’occasione di crescita, tutti segni della presenza di Dio nella nostra vita. E’ la stessa visione che trasforma le parole della Bibbia da un racconto più o meno interessante in una rivelazione divina. E che rivela che l’uomo Gesù è il Cristo che porta la salvezza ed il Regno di Dio.

Per scoprire tutto questo dobbiamo essere pronti a ricominciare di nuovo, a farci piccoli, e mettere da parte, quando necessario, le convinzioni e le certezze di cui di solito ci lasciamo guidare, per poter sperimentare la novità dello Spirito e lasciarci guidare da esso, che è libero e pieno di sorprese, per crescere e maturare e acquisire nuove conoscenze. Davvero nella vita non si smette mai di imparare, e se vogliamo possiamo farci condurre in nuove scoperte dal migliore dei maestri: lo Spirito che ci fa vedere il Regno di Dio. Amen.

giugno 10, 2017