Sermone I Re 3:4-15:

Conoscete la fiaba russa del “pesciolino d’oro”? Racconta di una coppia povera ed anziana; il marito fa il pescatore e un giorno pesca un pesce d’oro che gli promette tutto ciò che vuole se solo lo lascia libero. Il pescatore rigetta in mare il pesce, ma senza chiedere niente, non gli sembra di averne bisogno. La sua moglie, però, la pensa diversamente, e costringe il marito a tornare a più riprese dal pesce, per fare richieste sempre più grandi: prima del pane, poi un mastello per lavare i vestiti, poi una casa nuova. In seguito chiede di diventare moglie del governatore “in modo che la gente mi obbedisca e le persone mi facciano l’inchino”, poi non le basta neanche quello, vuole diventare zarina (regina). Il tutto le viene concesso, e più sale in alto, più maltratta colui che era suo marito. Ma quando chiede di diventare signora del mare la pazienza del pesciolino d’oro finisce, e quando il pescatore torna da quell’ultima gita al mare, ritrova la moglie nella solita vecchia casa, con i soliti stracci poveri: tutto è tornato come prima.

Il popolo russo conosceva bene lo sfarzo, la ricchezza ed il potere spesso opprimente dei “grandi”, essendo per secoli sotto il regno dello zar. Ma non è necessario tornare indietro di secoli per vedere quali sono troppo spesso le aspirazioni di chi governa: purtroppo ancora oggi non mancano esempi del fatto che non viene sempre al primo posto il bene del popolo, ma invece i vantaggi, la ricchezza o la posizione di potere di chi governa.

La fiaba del pesciolino ci mette però in guardia dal pensare che il desiderio di ricchezza e potere sia solo dei “grandi”. La moglie del pescatore povero coltivava esattamente questi sogni. E quando ha avuto la possibilità li ha realizzati, buttando via ogni saggezza per lasciarsi guidare dalla sua avidità e dalla sua voglia di comandare. Con il risultato, però, di perdere alla fine tutto.

Vi ho raccontato di questa fiaba per introdurci al testo che oggi abbiamo ascoltato dal I Re, sul re Salomone che in sogno riceve da Dio l’offerta di chiedere (e ricevere) qualsiasi cosa desidera. Davanti a questa offerta, Salomone deve fare una scelta: deve scegliere che tipo di re vuole essere. Vuole essere un re che si caratterizza per la sua ricchezza e il suo potere, un re che desidera lunga vita per sé e la morte per i suoi nemici, oppure desidera caratterizzarsi per saper regnare sul suo popolo in modo giusto e saggio? Israele, come molti altri paesi prima e dopo, ha conosciuto molti re del primo tipo, e spesso i testi dell’Antico Testamento – i profeti per primi – condannano questi uomini che mettono i propri interessi al primo posto, davanti agli interessi del popolo che governano. Un vero re, dicono i profeti e la legge, deve invece sottomettersi alla volontà di Dio, e ricercare la giustizia ed il benessere per il suo popolo.

Di questo secondo tipo di re, di governatore, non ci sono stati molti nella storia d’Israele (e nella storia in generale …). Ma Salomone fa una scelta controcorrente. Si rende conto della responsabilità che ha nei confronti del popolo, del compito importante e gravoso che gli è stato dato, e allora chiede: “Dà dunque al tuo serve un cuore intelligente perché io possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male”. Un cuore, perché per gli ebrei il cuore era la sede del pensiero e delle azioni.

In risposta a questa sua preghiera, Dio promette a Salomone “un cuore saggio e intelligente”, insieme a tutto ciò che non ha chiesto – ricchezze e gloria – proprio perché ha dimostrato di voler seguire la sua volontà e non i propri desideri ed interessi.

Questo racconto a proposito di Salomone trasmette certamente un messaggio anche a proposito di chi oggi si trova in posizioni di governo o comunque di potere. Siamo autorizzati ad aspettarci e a richiedere da loro una ricerca della giustizia e del buon governo.

Ma credo che in questo racconto ci sia anche un messaggio che riguarda ciascuno/a di noi. Ricordiamo infatti come la fiaba del pesciolino metteva in luce il fatto che non solo “i grandi”, ma anche le persone “normali”, coltivano sogni di benessere e potere. E le fiabe spesso esprimono ciò che tutti sappiamo dalla nostra esperienza.

Infatti ciò che chiede Salomone, un cuore saggio, secondo la Bibbia è una cosa a cui dovrebbero aspirare tutti coloro che credono e di cui tutti abbiamo bisogno, per poter vivere la nostra vita in modo conforme alla volontà di Dio.

Di che tipo di saggezza stiamo però parlando? Di che tipo di saggezza parla la Bibbia? Credo che abbiamo già capito che non si tratta di astuzia o di quella furbizia che a volte vengono scambiate per intelligenza perché grazie ad esse si riesce ad avere certi vantaggi nella vita o a evitare certi problemi. La furbizia spesso serve a scaricare le responsabilità ed a ottenere i privilegi.

Ma non si tratta neanche di altri tipi più positivi di saggezza a cui noi uomini e donne possiamo solitamente aspirare. Non è il “senso comune” delle verità generalmente accettate. E non è neanche la saggezza che matura con l’esperienza, la “saggezza della nonna/o”, che certamente ci può essere di aiuto nella vita, ma che comunque nasce da un’esperienza personale e perciò limitata.

Quando in I Re e altrove nella Bibbia si parla di saggezza si tratta infatti di un dono di Dio, un dono che viene alimentato attraverso la preghiera (che non è un semplice elenco di richieste ma ricerca della volontà di Dio) e lo studio/la meditazione sulla sua Parola. “Beato l’uomo il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte”, dice il Salmo 1 (v.2). E il Salmo 119 aggiunge: “Io amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro finissimo” (v.127). Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù riprende questa esortazione all’amore per la Parola ed il Regno di Dio: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio” (Matteo 6:33).

Una saggezza questa che non nasce dai nostri desideri, allora, né necessariamente dalla nostra esperienza, ma invece dal confronto con la Parola di Dio, con la meditazione su quella Parola che ci racconta il mondo e la vita dal punto di vista della fede. Un punto di vista che spesso si scontra con ciò che siamo soliti pensare e fare, e che ci spinge a chiederci cosa è giusto e cosa è sbagliato e quali devono essere le nostre priorità, e anche molto concretamente, per esempio: come dobbiamo rapportarci con le altre persone, come dobbiamo svolgere il nostro lavoro, quale è il nostro ruolo nella famiglia o nel luogo in cui viviamo? Ecco, la saggezza che nasce dalla lettura e dalla meditazione sulla Parola di Dio spesso dà risposte molto diverse a queste domande rispetto alle risposte che proponiamo noi o che ci vengono proposte dalla società in cui viviamo.

Certamente non abbiamo tutti le stesse responsabilità del re Salomone … Ma ognuno/a di noi ha la nostra parte di responsabilità e di compiti nei vari ambiti in cui viviamo la nostra vita. E siamo tutti a rischio di lasciarci guidare da interessi personali, o di scambiare la furbizia o il senso comune per saggezza. Chiediamo perciò anche noi al Signore “un cuore intelligente e saggio”, e nutriamo questo cuore, questa saggezza, con la preghiera e con la meditazione – individuale e comunitaria – sulla Parola di Dio, guidati dal suo Spirito, per poterne fare poi una “saggezza pratica”, una ricerca di giustizia e del bene comune, nella nostra vita quotidiana. Amen.

luglio 3, 2017