O Signore, tu non abbandoni quelli che ti cercano …

Salmo 9:10, 12: “O Signore, tu non abbandoni quelli che ti cercano … [Dio] si ricorda dei miseri e non ne dimentica il grido”.

Lungo la nostra vita raccogliamo ricordi, di ciò che siamo stati, di ciò che abbiamo vissuto, di persone che abbiamo conosciuto… Questi ricordi fanno parte della nostra persona, del nostro essere, e col passare del tempo tendono a diventare sempre più importanti per noi.

Ma i ricordi non sono per sempre. Possono svanire, scomparire, a causa di malattie o semplicemente perché non ci siamo più.

Chi ricorda per noi quando noi non ricordiamo più? E chi ci ricorda quando non ricordiamo più, o quando non ci siamo più? Ci possono essere altre persone che si ricordano di noi, della nostra vita, anche se la nostra memoria viene meno, anche quando non ci saremo più. Ma anche questo ricordo che lasciamo nelle altre persone un giorno scompare, con loro. E allora chi ci ricorda?

La Bibbia racconta di una memoria formidabile: la memoria di Dio. Racconta, attraverso le storie di tanti uomini e donne, che Dio si ricorda delle sue creature, di chi si è affidato/a a lui. Ed essere ricordati da Dio vuol anche dire essere oggetto delle sue cure e del suo amore che sempre trasformano ciò che toccano.

Il Salmo 9 è la preghiera di una persona tribolata che però è fiduciosa che Dio “si ricorda dei miseri” e non “abbandona quelli che lo cercano”. I miseri del Salmo sono i poveri, gli oppressi, coloro che da soli non ce la fanno, che sono dimenticati da tutti. Da tutti, tranne che da Dio.

La Bibbia è piena di racconti di queste persone “dimenticate” che trovano posto nella memoria di Dio e che diventano oggetto della sua cura. Dio si è ricordato del suo popolo Israele schiavo in Egitto. Dio si è ricordato dei poveri e degli oppressi quando i potenti li sfruttavano e maltrattavano. Dio, in Gesù, si è ricordato dei malati, degli esclusi, dei “peccatori”. E in ognuno di questi casi il “fare memoria” di Dio ha cambiato la vita di queste persone dimenticate, ha portato loro “nuova vita”. Israele è stato liberato, gli oppressi sono stati soccorsi, i malati sono stati guariti, i peccatori sono stati perdonati.

Quando è stato appeso sulla croce, Gesù stesso è sembrato essere una di queste persone dimenticate. Dimenticato dai suoi amici, da coloro che l’avevano seguito ed ascoltato. Lasciato solo nella sua sofferenza. Dimenticato perfino da Dio.

Ma Dio non abbandona quelli che lo cercano, si ricorda dei miseri e non ne dimentica il grido, come diceva già il Salmo. Gesù sembrava perso in quel grande dimenticatoio definitivo che è la morte, ed invece Dio si è ricordato di lui! E questo “far memoria” di Dio gli ha portato nuova vita: Gesù è risorto!

Questo è il vangelo della salvezza: la buona novella che Dio non si è dimenticato di Gesù, che non dimentica chi si affida a lui, in nessun caso, neanche di fronte alla morte, ma interviene per portare nuova vita.

Nella memoria di Dio trovano un posto tutte le sue creature. Possiamo perciò porre la nostra fiducia in lui, sapendo che è un rifugio sicuro durante la nostra vita ed oltre, e dandogli lode perché in Gesù ci ha rivelato che neanche la morte cancella in lui il ricordo della nostra vita, del nostro essere, che riceve anzi nuova vita in lui.

(Pubblicato sul Piccolo Messaggero novembre 2017)
ottobre 31, 2017