Sermone del 29 ottobre 2017

ROMANI 10:1-17

Della fede e della grazia parla Paolo nel brano che abbiamo ascoltato dalla sua lettera ai Romani. Racconta di quello che possiamo chiamare il “ciclo della fede”: del “prima”, quando cerchiamo un senso nella vita/Dio, della conversione quando crediamo e professiamo la nostra fede, e del seguito, quando siamo chiamati a trasmettere ad altri la fede a cui siamo giunti. Un ciclo che si alimenta della grazia di Dio: è lui che si fa conoscere e che ci fa l’offerta della salvezza gratuitamente. A noi viene solo chiesto di accoglierla, appunto, con fede.

Paolo tocca questi temi trattando la questione del popolo ebraico e della sua difficoltà a giungere alla fede in Cristo. Ma ciò che scrive descrive anche molto bene la nostra esperienza, il nostro “ciclo della fede”, e forse anche le nostre difficoltà, le difficoltà del nostro tempo, a credere. L’apostolo ci incoraggia a fare la nostra parte per superare queste difficoltà, ricordandoci allo stesso tempo che a fare un’offerta non siamo noi ma Dio, e che a ciascuno spetta il compito di darci una propria risposta personale.

Ma cominciamo dall’inizio, dal “prima” della fede. Prima che i bambini ci lasciassero per andare alla Scuola Domenicale abbiamo fatto un’animazione insieme, che ci ha fatto vedere come a volte può essere difficile trovare qualcosa che è molto vicino a noi. Sono sicura che abbiamo tutti provato a cercare un oggetto smarrito per tutta la casa senza riuscire a trovarlo. Poi magari arriva un figlio, un marito o una moglie, chiede cosa stiamo cercando, e ci trova subito l’oggetto in questione. E scopriamo che per tutto il tempo l’avevamo quasi sotto gli occhi ma non l’avevamo visto. L’esempio classico è quello degli occhiali scomparsi che alla fine si trovano sulla propria fronte, se non addirittura sul naso … Può anche succedere qualcosa di simile quando ciò che cerchiamo è invece una soluzione a un nostro problema. Ci pensiamo e ci ripensiamo senza trovare niente. Poi chiediamo consiglio a qualcuno che, vedendo la situazione da un’altra prospettiva o attingendo dalla propria esperienza, ci suggerisce una soluzione che non ci era mai venuta in mente, anche se, a pensarci dopo, forse era ovvia.

Ecco, nel nostro brano della lettera ai Romani Paolo dice che il popolo ebraico stava facendo una simile ricerca. Loro aspettavano la rivelazione di Dio, il Messia, il Cristo, senza vedere che era già arrivato. “Chi salirà in cielo” per chiamare il Cristo a venire in terra, li cita Paolo? “Chi scenderà nell’abisso” per farlo risuscitare dai morti? Ma il Cristo era già sceso in terra, era già risorto dai morti, Dio si era già rivelato in lui! Potevano già conoscerlo, potevano già ascoltare e accogliere la parola della fede! Ma non avevano compreso ciò che per Paolo invece era lampante.

Anche oggi molte persone sono in ricerca, di un senso nella vita, di qualcosa o qualcuno in cui credere. Cercano in altre religioni, in nuovi stili di vita, in cause varie da abbracciare, in uomini forti, nella politica, nel benessere … Senza vedere che sotto gli occhi hanno un’altra possibile risposta alla loro ricerca, forse troppo ovvia per essere trovata, come gli occhiali sul naso: la rivelazione di Dio in Gesù e la fede in lui. Dico troppo ovvia perché nella nostra società non c’è nessuno che non sa chi è Gesù. Tutti o quasi conoscono qualche episodio della Bibbia, fa parte della nostra cultura. Ma tutto questo non basta, le informazioni e le conoscenze non bastano, per scoprire in Gesù la meta delle proprie ricerche, la risposta alle proprie domande. C’è bisogno che qualcuno o qualcosa (una situazione, un’esperienza) ci faccia scoprire in Gesù questa meta, questa risposta. E qui giungiamo alla seconda tappa del “ciclo della fede”, quella della conversione, dell’esperienza personale della fede.

Personale. Perché è come quando cerco una soluzione ad un mio problema e ricevo da qualcuno un consiglio su come fare. Magari lo stesso consiglio ha funzionato bene per chi lo dà. Ma se deve funzionare bene anche per me devo farlo proprio, devo applicarlo al mio problema, impegnarmi, vedere se funziona, e dopo posso dire: sì, è stato un buon consiglio, lo voglio seguire anche per il futuro.

Paolo descrive questo appropriarsi della fede dicendo che si crede con il cuore e si confessa con la bocca. La fede è una realtà interna (cuore) e esterna (bocca), che comprende e cambia tutta la nostra vita. Si crede con il cuore che “Dio ha risuscitato Gesù dai morti”, cioè si crede che Dio davvero ha cambiato il destino del mondo e il nostro destino personale in un destino di vita e non di morte. E si confessa con la bocca che “Gesù è Signore”, cioè si testimonia – con il battesimo, con la testimonianza, con il nostro parlare e agire – che la nostra vita appartiene a Gesù e che si indirizza secondo la sua parola.

Anche noi abbiamo fatto l’esperienza che l’accettazione dell’offerta di Dio in Gesù, la risposta di fede, deve essere fatta propria, deve essere personale. Qualcuno, da bambini o prima che credessimo, ci ha raccontato di Gesù. E’ stato importante, ma non è bastato, abbiamo dovuto fare una nostra esperienza personale. Un’esperienza che c’è sempre di nuovo bisogno di rinnovare e confermare, non prendere per scontata, perché anche per noi, credenti, la fede in Gesù può essere così vicina e allo stesso tempo così lontana, troppo ovvia per essere veramente vista e vissuta. Dopo di ché noi, a nostra volta, possiamo indirizzare le persone in ricerca a Gesù; ma anche qui vale il fatto che poi ognuno deve dare una risposta personale, con il cuore e con la bocca.

Non dobbiamo però sottovalutare il nostro compito in questo “ciclo della fede”. E siamo alla sua terza tappa, quella della trasmissione. Come nell’animazione con i bambini, come quando cerchiamo un oggetto in casa, come quando cerchiamo una soluzione ad un problema, così anche nella ricerca di senso/Dio, può essere importante sentire la parola giusta al momento giusto per arrivare a trovare ciò che si cerca. Una parola che può aprire gli occhi per una realtà che forse era sotto gli occhi di tutti, ma che non era ancora stata veramente vista: la realtà della rivelazione di Dio in Gesù Cristo, l’offerta di salvezza che ci fa per grazia, la possibilità di rispondere con fede.

Paolo sottolinea tutto questo scrivendo: “come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi l’annunzi?” Ecco come continua il ciclo della fede: chi ha creduto è chiamato ad annunciare il vangelo in modo che altri possano conoscere Dio in Gesù. E in modo che un giorno potranno fare una loro scelta personale di fede.

Sta a noi, chiesa e singoli credenti, trovare i modi giusti per questo annuncio, modi che nel tempo si dovranno sempre rinnovare. A volte serviranno le parole, a volte delle azioni, altre volte una presenza, un conforto, un aiuto, una Bibbia, una testimonianza, un gesto … Per rendere concrete la persona e la presenza di Gesù, per rendere possibile una conoscenza personale. Così, con l’aiuto di Dio, chi cerca trova, Gesù non è più solo un nome, una vaga conoscenza, ma una realtà che cambia la vita, il Signore, a cui ci si affida. E un nuovo ciclo della fede può avere inizio. Amen.

ottobre 31, 2017