La corsa

23 Così parla il SIGNORE:
«Il saggio non si glori della sua saggezza,
il forte non si glori della sua forza,
il ricco non si glori della sua ricchezza:
24 ma chi si gloria si glori di questo:
che ha intelligenza e conosce me,
che sono il SIGNORE.
Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra,
perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE.

GEREMIA 9:23-24;

24 Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. 25 Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. 26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; 27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.

I CORINZI 9:24-27

Helene Fontana

Quanti di voi nelle ultime settimane hanno usato o hanno sentito usare l’espressione: “sono sempre di corsa”? Io la sento pronunciata molto di frequente – e spesso sono io stessa a sentirmi così, sempre di corsa. Un modo di dire che spesso esprime una buona porzione di frustrazione per troppi impegni che ci causano stress e ci impediscono di vivere con un ritmo un po’ più “umano”.

Ma se accettiamo comunque di essere sempre di corsa, sempre presi da impegni e responsabilità varie, tra famiglia, lavoro, sport, amicizie ed altro ancora, dobbiamo supporre che è perché riteniamo comunque che questi nostri impegni abbiano una certa importanza. Certo, alcuni di essi ci vengono imposti dalle circostanze della vita, ma non tutti. Quando dedichiamo tempo ed energie a qualcosa, in genere è perché riteniamo che per quella cosa valga la pena farlo.

Ci sono poi persone che si dedicano con particolare passione ad un’attività o un impegno, un lavoro, un servizio, un interesse, uno sport. E vogliono farlo al meglio delle loro possibilità. Studiano, fanno pratica, frequentano corsi di aggiornamento, si informano, fanno progetti. Chi pratica uno sport con passione è costante nell’allenamento, fa esercizio, controlla l’alimentazione, le abitudini, lo stile di vita, per poter raggiungere risultati sempre migliori.

E’ l’immagine dello sportivo, dell’atleta, che ha scelto di usare l’apostolo Paolo nella sua lettera ai Corinzi, per parlare di qualcosa che lo appassiona, e che, secondo lui, dovrebbe appassionare tutti i credenti: la vita di fede e la salvezza che Dio ci offre. Partendo da quell’immagine mette in risalto alcune caratteristiche del “credente appassionato/a”.

La prima caratteristica è, appunto, la passione, il desiderio di fare tutto al meglio delle proprie possibilità: “non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo”. Non dobbiamo capire male queste parole: Paolo non vuole creare concorrenza tra i credenti su chi “corre” meglio, su chi è più bravo. Sottoscriverebbe senz’altro le parole del profeta Geremia di gloriarsi, di essere fieri, solo del Signore. Né dobbiamo pensare che nella corsa cristiana il “premio”, la comunione con Dio, la salvezza, sia per una persona soltanto. Ciò che Paolo vuol invece comunicare è la passione, la volontà di dare il meglio di sé, perché si è convinti che quello che si sta facendo e vivendo vale, e che merita il coinvolgimento di tutte le proprie forze, di tutte le proprie energie, di tutto il proprio essere. E allora ci si concentra sull’obbiettivo, e su come fare per raggiungerlo.

La seconda caratteristica che Paolo mette in risalto è la disponibilità a mettersi in gioco, magari anche facendo delle rinunce o delle modifiche alla propria vita: “chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa”. L’atleta tiene sotto controllo il suo corpo in vista delle gare, rinunciando magari a cibi o stili di vita che potrebbero far peggiorare le sue prestazioni sportive. Nello stesso modo, dice Paolo, anche il credente si deve preparare e “tenere in allenamento” per una vita vissuta con fede, sapendo anche fare delle rinunce o modifiche alla propria vita lì dove necessario.

Infine Paolo nota la determinazione e la costanza dell’atleta, e attraverso questa immagine, del credente: “io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria”. Chi crede ha preso una decisione, si è messo in movimento, ed è determinato ad andare avanti – a correre – sulla strada della fede.

Passione, concentrazione, disponibilità a mettersi in gioco, determinazione e costanza. Queste sono le caratteristiche che Paolo auspica in ogni credente. Con quale scopo? Per vivere una vita in comunione con Dio, ma anche – e questo non è meno importante per l’apostolo – per dare una testimonianza credibile, in modo che altri possano “iscriversi alla gara” e “mettersi a correre verso la meta”, cioè in modo che altri possano trovare la fede non intralciati, ma anzi convinti, dalla nostra: “tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato”. Si tratta per Paolo di vivere in modo coerente con la fede che si professa, e questo coinvolge ogni aspetto della nostra vita: dal corpo alla mente al cuore.

Molti di noi sono sempre di corsa. Ma forse ogni tanto faremmo bene a fermarci e a chiederci a quale gara stiamo partecipando, per che cosa – quale premio – ci stiamo impegnando, investendo il nostro tempo, le nostre energie, i nostri sentimenti, la nostra intelligenza, le nostre capacità. Per che cosa mettiamo in campo la nostra passione, determinazione, costanza e concentrazione? Per che cosa siamo disposti a fare delle rinunce (e quali?), delle modifiche alla nostra vita? E’ una gara veramente importante che ci può cambiare la vita, o è semplicemente una corsa che ci drena le forze o che, nel migliore dei casi, ci dà delle soddisfazioni temporanee che però alla lunga non hanno nessun impatto sulla nostra vita (Paolo le chiama “una corona corruttibile”)? Sono domande a cui ciascuno/a di noi deve rispondere personalmente, ma sulle quali può senz’altro essere utile confrontarsi anche con altri, anche con i fratelli e sorelle nella fede. E sulle quali possiamo cercare un confronto essenziale anche nella Bibbia e con la preghiera.

Non siamo tutti grandi sportivi (io men che meno …). Ma non si inizia da una maratona. C’è sempre un primo passo, poi una camminata più veloce, poi una corsetta … Non dobbiamo perciò scoraggiarci se a volte “correre” con fede ci sembra faticoso, difficile, se ci sembra più che altro una corsa ad ostacoli. L’importante anche per vivere una vita ispirata e guidata dalla fede è allenarsi con passione, determinazione, costanza e concentrazione. Ascoltare la Parola della Bibbia, pregare, meditare le nostre decisioni e scelte, guardare il prossimo con occhi nuovi, rinunciare magari ad alcune ambizioni o modi di fare, cercare sostegno e confronto nella comunità di fede ed essere di sostegno per gli altri … Questo è il nostro allenamento per la corsa più importante della nostra vita: quella della fede che ci porta a vivere in comunione con Dio. Amen.

(sermone del 21.01.2018)

febbraio 19, 2018