Il bozzolo e la farfalla

Helene Fontana

GIOVANNI 15:1-8; II CORINZI 4:16-18

Qualche anno fa, in vacanza a Copenaghen, siamo andati a visitare lo zoo di quella città. Tra i molti recinti con animali c’era anche un edificio sulla cui porta era scritto “bosco tropicale”. Ci siamo entrati e ci siamo ritrovati in un ambiente caldo e umido a seguire un sentiero che ci ha condotti in mezzo, appunto, a un bosco tropicale. Lì abbiamo visto alberi esotici, uccelli vistosi e un’area – ben recintata! – con qualche piccolo coccodrillo. Un bosco pieno di colori e di vita che volava e nuotava e faceva strani versi.

A un certo punto, ammirando gli alberi vicini al sentiero, abbiamo notato un piccolo oggetto, grigiastro e non molto bello, che penzolava da un ramo. A guardare meglio abbiamo capito che quell’oggetto era ciò che rimaneva di una farfalla. O almeno così credevamo. Sembrava morta, era senza colore e senza movimento. Ma poi ne abbiamo scoperti altri, simili. E a ben vedere, non erano farfalle avvizzite, ma erano gli involucri – alcuni vuoti, altri ancora occupati – di larve di farfalla che si stavano trasformando. All’esterno questi involucri sembravano sempre più avvizziti e morti, all’interno si stavano preparando alla vita farfalle meravigliosamente colorate, alcune delle quali abbiamo poi viste svolazzare tra gli alberi.

Non vi racconto tutto questo per reclamizzare lo zoo di Copenaghen …, ma perché quando ho riletto i versetti dalla II Corinzi che abbiamo appena ascoltati, mi è venuta in mente quell’esperienza nel bosco tropicale. Quelle farfalle mi sono sembrate l’immagine di ciò di cui scrive Paolo: il contrasto tra un esterno destinato a morire, e un interno pieno di vita. E sia nel caso delle farfalle, sia nel pensiero di Paolo, il primo serve a preparare il secondo.

Paolo parla di un esterno e di un interno. Di un uomo esteriore che si va disfacendo, che muore, e di un uomo interiore che invece si rinnova, prende vita. Un po’ appunto come l’involucro e la farfalla che ci cresce dentro.

Paolo spiega il suo pensiero presentandoci nei brevi versetti che abbiamo ascoltati tre coppie di contrasti: l’uomo esterno e l’uomo interno; una momentanea, leggera afflizione e uno smisurato peso eterno di gloria; le cose che si vedono e che sono per un tempo, e le cose che non si vedono e che sono eterne. Queste tre coppie di contrasti descrivono le caratteristiche di due realtà diverse: una è l’uomo esteriore, appunto, con la sua esperienza di momentanea afflizione che appartiene alle cose che si vedono per un tempo; l’altra è l’uomo interiore a cui è promesso un peso eterno di gloria, ma ancora appartenente alle cose che non si vedono.

Sono immagini che Paolo usa per parlare delle due realtà in cui vive chi crede in Gesù Cristo. La prima realtà, l’uomo esteriore, è la vita che viviamo nel corpo, in mezzo alla gente, in questo mondo. Quella vita che si vede, appunto. E quella vita è segnata (anche) dall’afflizione, è una vita destinata a disfarsi, a non durare.

Quello che ci può sorprendere è che Paolo descrive l’afflizione come momentanea e leggera. Quando abbiamo dei problemi, quando stiamo male, le difficoltà sembrano durare un’eternità e sono tutt’altro che leggere! Perché Paolo sostiene il contrario? Sicuramente non intende sminuire le afflizioni. Paolo sapeva cosa voleva dire soffrire, stare male nel corpo, temere per la propria vita, avere conflitti, essere attaccati dagli altri. Ma c’era qualcosa che faceva sì che nonostante tutto non si scoraggiasse. E’ così che inizia il nostro brano di stamattina: “non ci scoraggiamo”. Così come aveva già affermato in II Corinzi 4:8-9: “Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi”.

Che cos’è che fa sì che Paolo non si scoraggi? E’ l’esperienza di una realtà diversa, quella della nuova vita che nasce dalla fede in Cristo e dalla sua risurrezione. Quella vita che Paolo descrive con l’immagine dell’uomo interiore. Una vita che si rinnova di giorno in giorno, già adesso, man mano che la relazione del credente con il Gesù risorto si rinforza e diventa sempre più salda e profonda. Così come Gesù stesso auspica con l’immagine della vite e dei tralci che troviamo nel Vangelo di Giovanni. Da questa relazione Paolo riceve forza e vigore. Una vita che non è ancora visibile agli occhi di tutti, se non a coloro che già pregustano quella gloria eterna di cui scrive Paolo, quella vita alla presenza di Dio di cui essa è promessa.

A inizio mese abbiamo celebrato la Pasqua. Il testo di Paolo ci ricorda cosa significa la Pasqua, la risurrezione di Gesù, per la nostra vita adesso e nel futuro. Significa (tra le altre cose) anche non scoraggiarsi. Non significa non avere problemi o dolori, ma significa non scoraggiarsi perché ci è stata data la possibilità di avere una prospettiva diversa sulla vita. Una prospettiva che vede la vita molto chiaramente nella sua finitezza, con i suoi lati positivi e negativi, ma che vede anche che non è tutto qui. Perché mentre questa vita si disfa, mostra le sue crepe e fa sentire le sue contraddizioni, un’altra vita sta crescendo in noi. Una vita che non dipende dai nostri sforzi o dalla nostre possibilità, né dalla nostra salute o dalle nostre ricchezze o dai nostri successi, ma che trova la sua fonte nella vita risorta di Gesù Cristo. E che è l’inizio, ancora imperfetto, di quella vita eterna che avremo in Dio.

Davvero non dobbiamo scoraggiarci! Abbiamo una vita nuova, diversa da quella che vediamo ogni giorno, ancora nascosta, ma riconoscibile comunque da alcuni segnali: da una speranza che non viene meno, da nuove relazioni con il prossimo, da parole che confortano e incoraggiano, dal desiderio di servire, dal riconoscimento delle benedizioni che Dio mette sulla nostra strada, dalla forza di affrontare le difficoltà della vita. Tutto questo cresce in noi, tanto più quanto più ci apriamo ad una relazione aperta e costante con Gesù.

E allora sappiamo che così come dentro un involucro grigio e morto si può nascondere una colorata farfalla che ogni giorno cresce e si prepara ad uscire e spiccare il volo, così nel nostro uomo esteriore, nella vita che vediamo, sta crescendo una vita nuova, la nostra vita nuova con Dio, vita che già ora si rinnova di giorno in giorno grazie alla nostra relazione con Gesù, colui che dona colore e coraggio e senso alla nostra esistenza. Amen.

giugno 5, 2018