Le catene spezzate

15 Io però non ho fatto alcun uso di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché vedere qualcuno rendere vano il mio vanto. 16 Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo! 17 Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è sempre un’amministrazione che mi è affidata. 18 Qual è dunque la mia ricompensa? Questa: che annunciando il vangelo, io offra il vangelo gratuitamente, senza valermi del diritto che il vangelo mi dà.
19 Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; 20 con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. 22 Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. 23 E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.

I Corinzi 9:15-23

Helene Fontana

Quando ci siamo riuniti per la celebrazione ecumenica di gennaio, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, seguendo le proposte della liturgia, mentre si leggeva la preghiera iniziale della celebrazione, abbiamo fatto cadere per terra tre catene, per simboleggiare tutto ciò da cui Dio ci libera: l’ingiustizia, il peccato, la paura, il male, la morte … Poi, durante il momento delle preghiere, abbiamo invece formato una “catena umana”, tenendoci tutti per mano, come segno di quel nuovo legame di solidarietà e di amicizia che si instaura tra coloro che sono stati liberati da Dio e che sono uniti dalla comune fede in lui.

Sono due simboli questi, la catena spezzata e la catena umana, che vorrei riprendere per la nostra riflessione di oggi, in questo culto dedicato al tema della libertà. La libertà che ha tante forme e tanti aspetti, ma che sia nel sociale che nel politico, sia nell’ambito dei diritti che in quello della spiritualità rappresenta una condizione positiva, una condizione a cui tutti aspiriamo, per poter vivere appieno la nostra vita.

Prendendo spunto dal testo di Paolo che abbiamo ascoltato dalla sua prima lettera ai Corinzi, vorrei focalizzare su quella che potremmo chiamare la nostra “libertà cristiana”, e su ciò che Paolo evidenzia: che la libertà cristiana è libertà per creare nuovi legami e per mettersi al servizio. Sembra una contraddizione, eppure l’apostolo sostiene che sia così: libertà cristiana (la catena spezzata) vuol dire legarsi in servizio a Dio e agli altri (la catena umana).

Prima di parlare del testo biblico, vorrei però condividere con voi la tesi di un articolo che ho letto un po’ di tempo fa sul giornale. Trattava della società inglese, ma credo che possiamo riconoscerci comunque nei suoi contenuti. Diceva che negli anni ’80 del secolo scorso, quando appunto in Inghilterra c’era un governo che incoraggiava la privatizzazione e l’individualismo, la libertà anche nella vita dei singoli era vista un po’ come il valore massimo a cui aspirare. Essere liberi voleva dire poter realizzare i propri desideri, poter vivere una vita ideale, senza pesi e vincoli, senza dover pensare a niente e nessuno oltre a se stessi, ai propri bisogni e ai propri progetti.

Oggi, diceva l’articolo, quel pensiero si è rivelato fallimentare. La libertà per molti si è trasformata in solitudine, in mancanza di legami significativi. L’assenza di vincoli per molti si è trasformata in mancanza di una rete di sostegno. Perciò il governo inglese ora incoraggia la creazione ed il lavoro di associazioni di vario tipo che possono sopperire a questa mancanza e che possono contribuire a ricreare legami tra le persone.

La visione di Paolo, e in genere del Nuovo Testamento e della fede cristiana, è quella di una libertà che non esclude vincoli e legami, ma che anzi incoraggia a crearne – “in tutta libertà”. Per capirla è utile leggere un po’ più da vicino il testo che prima abbiamo ascoltato dalla I Corinzi.

In questo testo Paolo parla di come ha scelto di usare la sua libertà. All’inizio del capitolo 9 (v.1), ha ribadito con forza di essere “libero”. E molte volte nelle sue lettere scrive ai suoi lettori che questi sono liberi. Ma liberi da che cosa? E per che cosa?

Paolo è libero perché è stato liberato dal peccato grazie alla morte di Gesù in croce. E’ libero perché non deve più sottostare ai comandamenti della legge per piacere a Dio e per compiere la sua volontà; Dio chiede da lui solo la fede in Gesù. E’ libero perché di conseguenza non è più vincolato a certi comportamenti nei confronti delle persone: può mangiare il cibo che gli viene offerto senza temere che sia impuro o che sia stato offerto agli idoli, in ogni caso si tratta solo di cibo; può entrare in casa di chi lo invita, anche se si tratta di persone non ebrei, perché tutti sono uguali davanti a Dio; può lavorare insieme a donne e schiavi, perché genere e status sociale non contano nella nuova comunità cristiana…

Insomma, Paolo era stato liberato da tanti vincoli. Aveva una libertà nei comportamenti e nelle relazioni che non era per niente usuale ai suoi giorni. Come ha usato questa nuova libertà? L’ha gustata fino in fondo, facendo finalmente ciò che gli pareva e piaceva?

No, scrive: “pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servi da tutti, per guadagnare il maggior numero [a Cristo]”. Ha messo al primo posto il bene di chi aveva davanti: con gli ebrei ha osservato la legge per non dare scandalo e per poter così annunciare loro il vangelo. Con i pagani, invece, non si è comportato da ebreo osservante (cioè ha mangiato con loro, è entrato in casa loro) per poterli avvicinare e annunciare loro il vangelo. Con i deboli, coloro che avevano dubbi, non si è mostrato forte della sua libertà, superiore, ma è venuto loro incontro, rispettando i loro scrupoli, per non togliere loro la fede. Come scrive altrove (I Corinzi 10:23-24): “Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica. Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri”. Quello che dice è che il credente liberamente mette un limite alla propria libertà quando è necessario per il bene degli altri, liberamente accetta dei vincoli, liberamente cura i legami con gli altri, liberamente serve, così come la sua fede lo porta a farlo.

La libertà cristiana, della fede, ci porta a capire Paolo, non è libertà di vivere le nostre convinzioni in santa pace, non è libertà solitaria, non è libertà di confezionare una vita e un credo a misura per noi. E’ un dono che ci è stato fatto, un dono grazie al quale non siamo obbligati a sottostare a ciò che fa male, a ciò che divide, a ciò che discrimina, a ciò che porta ansia, a ciò che fa paura, a ciò che è solo egoismo, pensiero per noi stessi. Un dono che ci ha fatto Dio in Gesù che ci ha mostrato una via diversa, una libertà che vuol dire servizio, solidarietà, legami nuovi. La stessa libertà che ha vissuto Paolo che si è fatto “servo di tutti”.

Una libertà diversa, allora, da riscoprire in un tempo ed in una società come le nostre, in cui sono la norma da una parte la solitudine di molte persone, dall’altra parte una mentalità che spesso tende a rifuggire legami e responsabilità e che desidera strutturare una vita – e, quando capita, anche una fede – a misura. Una libertà che non divide, che non isola, che non si presta ad essere sfruttata per un bene esclusivamente personale, ma che crea nuovi legami tra le persone, “catene umane”, a testimoniare il vangelo liberatorio di Gesù Cristo. Amen.

(sermone del 02.02.2018)

febbraio 19, 2018