Salmo 90

Helene Fontana

Così come il Salmista ha messo una premessa all’inizio del suo Salmo, della sua riflessione, così lo vogliamo fare anche noi all’inizio della nostra riflessione di stamattina, e lo facciamo con le sue parole. La premessa è questa: “Signore, tu sei stato per noi un rifugio d’età in età” (v.1). Cioè, “Signore, sei stato un rifugio, un luogo sicuro, protetto, una sicurezza per coloro che ti hanno conosciuto nel passato, per i nostri predecessori, ma lo sei stato non solo per loro, nel passato, lo sei anche per noi oggi, possiamo venire da te quando siamo sopraffatti dalle difficoltà, dai pericoli, dalla vita stessa, e presso di te possiamo ritrovare quella serenità e quel senso nella vita che spesso ci sembrano mancare”.

Ecco, fare questa premessa è importante, perché altrimenti la riflessione sul Salmo 90 può risultare abbastanza pesante, pessimista, visto che è un Salmo che riflette sulla caducità della vita umana, sia nel suo aspetto fisico, sia in quello morale. Ma a dare speranza a questa riflessione è appunto la certezza della fede espressa nel primo versetto e poi ripresa – come vedremo – nella conclusione del Salmo. Ricordato questo punto fondamentale possiamo procedere.

Quello del Salmo 90 mi pare un testo particolarmente adatto per questi giorni. In particolare alcuni versetti: “quel che ne fa l’orgoglio [dell’essere umano], non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliam via”; e ancora: “rendi stabile l’opera delle nostre mani”. Se mai ne avessimo ancora bisogno, con i terremoti che nelle scorse settimane hanno continuato a scuotere una parte del nostro paese abbiamo ricevuto un promemoria molto forte della fragilità della nostra vita umana e di tutto ciò che costruiamo (in senso letterale e figurato). Con le case che sono crollate sono crollate anche le vite di molte persone; grazie a Dio questa volta non fisicamente, ma nel senso che le persone colpite dal terremoto hanno perso tutto ciò per il quale avevano lavorato per anni, magari per tutta la vita: la loro casa, appunto, i loro averi, magari il lavoro e le entrate, e più in generale, quella sicurezza che avevano costruito per la propria vita. Quella sicurezza che come le case crollate si è rivelata tutt’altro che stabile: una sicurezza fragile, non duratura, apparente.

Ma in realtà queste conseguenze del terremoto non sono altro che una dimostrazione molto concreta di ciò che vale per ogni aspetto della nostra vita e di ciò che in essa e con essa costruiamo: è tutto molto fragile, non stabile, limitato nel tempo, destinato un giorno a non esserci più.

Che le cose stanno così non è una scoperta nuova. L’abbiamo (noi, l’umanità) sempre saputo, in ogni luogo e in ogni tempo. Lo sa ognuno/a di noi quando si deve confrontare con i tanti piccoli e grandi “crolli” che porta la vita: con progetti che non vanno a buon fine, con le perdite che subiamo, con la malattia, con l’età che avanza … Ed una delle voci che esprime questo stato delle cose e anche la reazione dell’essere umano di fronte ad esso, è proprio il Salmista che ha composto il Salmo 90. Parla appunto della caducità, della brevità e della fragilità della vita umana, e lo fa sullo sfondo della fede, mettendo in contrasto la realtà di Dio e quella di noi uomini e donne.

Il Salmista testimonia come queste due realtà – di Dio e di l’essere umano – sono radicalmente diverse. Dio esisteva prima della creazione dell’universo e esisterà anche dopo che esso non ci sarà più: è eterno. E dal punto di vista dell’eternità, perfino mille anni sono un niente, come “il giorno di ieri che è passato”, un attimo. Vista in questa prospettiva, la vita di un essere umano dura invece un infinitesimo, assomiglia all’erba “che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e inaridisce”. E’ brevissima, destinata a scomparire.

Ma non solo dal punto di vista fisico la vita umana è fragile. Lo è anche dal punto di vista morale. Con tutto ciò che ci diamo da fare, non produciamo altro che “travaglio e vanità”. Eppure in questo mettiamo il nostro orgoglio dice il Salmista. Ecco perché parla dell’ira di Dio, di Dio che si oppone al male, al peccato, anche a quel peccato di fondo che consiste nel pensare che non abbiamo bisogno di lui, che con le nostre mani, con le nostre forze, possiamo costruire la nostra vita e garantire per la nostra sicurezza. Ma escludendo Dio dalla nostra vita i nostri giorni “svaniscono”, cioè diventano vuoti, senza senso, come morti.

Se la riflessione del Salmista – e la nostra – finissero qui, sarebbero davvero tristi, senza speranza. Ma non è così. Giunti a questo punto, avendo guardato negli occhi la realtà della vita, la sua fragilità e brevità, e avendo riconosciuto la nostra inadeguatezza, solo adesso siamo pronti per fare un passo ulteriore, un passo che non si può fare prima di rendersi conto di averne bisogno, di non poter più camminare da soli. E’ un passo verso Dio.

“Insegnaci dunque a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio”. Solo il Signore ci può donare una vita che ha senso. Solo la sua grazia ci può saziare, come dice il Salmista. Solo lui può tramutare la disperazione in speranza, in serenità. Solo lui può rendere davvero stabile l’opera delle nostre mani.

A volte è proprio quando tutto crolla che le nostre presunte sicurezze si rivelano a noi per ciò che sono: costruzioni nostre, fragili, senza stabilità, temporanei. E davanti a questo crollo ci rendiamo conto di aver bisogno di altro. Anzi, di aver bisogno di un altro, che è Dio. Lui ci insegnerà a contare i nostri giorni, cioè a renderci conto del loro valore, a spenderli bene per qualcosa che vale e che ci porta sempre più vicino a lui, alla sua eternità. Lui ci darà la saggezza per discernere tra ciò che conta e ciò che non conta, tra ciò che deve avere un peso per noi e tra ciò di cui ci dobbiamo disfare. Per discernere dove impegnarci e come, quali relazioni coltivare, e come costruire con amore. E’ lui il nostro rifugio e colui che può davvero rendere stabili la nostra vita e l’opera delle nostre mani. Amen.

*sermone novembre 2016

febbraio 22, 2017